Donne fra le stelle: a Padova due giornate tra scienza, innovazione e futuro

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16–17 ottobre 2026 · Centro Culturale Altinate San Gaetano, Padova

Ci sono manifestazioni che si distinguono non soltanto per l’autorevolezza delle persone chiamate a intervenire, ma soprattutto per la capacità di trasformare le loro esperienze in un patrimonio condiviso. È il caso di Donne fra le stelle, il festival dedicato al contributo femminile alla ricerca scientifica, all’innovazione tecnologica e all’esplorazione spaziale, che il 16 e 17 ottobre 2026 ha animato il Centro Culturale Altinate San Gaetano di Padova.

L’appuntamento ha segnato un passaggio importante nella storia della manifestazione: dopo quattro precedenti edizioni, Donne fra le stelle ha assunto la formula di festival itinerante, con l’obiettivo di raggiungere territori e pubblici differenti, mantenendo al centro la valorizzazione delle competenze femminili nelle discipline STEM.

Le protagoniste della ricerca e dell’industria spaziale

Dopo i saluti istituzionali, la manifestazione è entrata subito nel vivo con gli interventi del direttivo, tra cui Dante Fortunato, fondatore dell’associazione e principale riferimento organizzativo, e l’astrofisica Patrizia Caraveo, presidente del Comitato tecnico-scientifico. Annamaria Nassisi, presidente del festival, impossibilitata a partecipare in presenza per motivi di salute, ha comunque seguito la manifestazione da remoto, contribuendo a delinearne obiettivi e prospettive.

La prima tavola rotonda, dedicata alle realtà industriali e alle loro prospettive, ha affrontato il ruolo delle filiere territoriali, delle associazioni e dei distretti aerospaziali nello sviluppo della Space Economy italiana. Tra i partecipanti anche Frida Paolella, autrice di Coelum Astronomia, intervenuta su delega del presidente del Cluster Exploore Aerospazio Marche.

È stato l’avvio di un programma particolarmente ricco, che ha attraversato temi scientifici, industriali, tecnologici e sociali. Dalla sostenibilità delle attività spaziali e dalla necessità di nuove normative per la gestione dei detriti orbitali, fino all’osservazione della Terra, quel fragile «puntino blu» la cui salvaguardia richiede strumenti sempre più avanzati, il festival ha offerto una panoramica sulle grandi sfide che attendono il settore.

Non sono mancati approfondimenti sull’intelligenza artificiale, sulle tecnologie quantistiche, sulle missioni planetarie, sull’esplorazione lunare e sulle ricadute terrestri delle tecnologie sviluppate per lo spazio. Le tavole rotonde hanno riunito professioniste di altissimo profilo, provenienti dal mondo accademico, dagli enti di ricerca e dalle principali realtà industriali italiane e internazionali.

Tra le numerose partecipanti ricordiamo Marina Ruggieri, dell’Università di Roma Tor Vergata; Enrica Maria Ghia, dello studio legale associato GHIA; Luisa Ruggiero, di Thales Alenia Space Italia; Cinzia Zuffada, del California Institute of Technology; Francesca Cipollini, responsabile della Ground Segment and Data Management Division dell’ESA; e Rosa Sapone, Head of Aerospace Systems Engineering di ALTEC.

Le relatrici non sono state chiamate a intervenire soltanto come role model, esempi di determinazione e successo professionale da proporre alle nuove generazioni. Sono state soprattutto portatrici di conoscenza, competenze e visioni tecniche, capaci di affrontare questioni complesse con il rigore e l’autorevolezza che derivano dall’esperienza diretta.

Quando la scienza incontra la cultura

Accanto al programma scientifico, Donne fra le stelle ha riservato ampio spazio alla musica, all’arte e alle occasioni di socialità.

Durante entrambe le giornate, gli interventi musicali dei giovani talenti del Conservatorio di Padova, Zlata Synkova al violino e Aurora Scalco al pianoforte, hanno accompagnato gli intervalli tra le sessioni, contribuendo a creare un’atmosfera particolarmente piacevole.

La sera di venerdì 16 ottobre, la tradizionale cena di gala, organizzata all’interno del Centro Culturale, ha riunito ospiti, relatrici e organizzatori in un momento di convivialità, accompagnato dalle esecuzioni del soprano Fanny Cantin e della pianista Aurora Scalco.

Tra gli interventi della serata, anche un richiamo alle affinità tra esplorazione spaziale e ambienti estremi, attraverso l’esperienza di Y-40 The Deep Joy, la piscina termale per immersioni profonde di Montegrotto Terme, nel Padovano. Un esempio significativo di come l’esplorazione subacquea e quella spaziale condividano problematiche legate alla sicurezza, alla tecnologia e alla capacità umana di operare in condizioni estreme.

La giornata conclusiva ha proposto anche un momento di riflessione attraverso il concerto-reading Sono innamorata di Pippa Bacca – Chiedimi perché!, dedicato all’artista milanese e al suo messaggio di fiducia, incontro e pace. Una performance che ha intrecciato parole, musica e immagini, portando sul palco una storia capace di parlare di coraggio e libertà attraverso il linguaggio dell’arte.

I riconoscimenti: il Premio Rossella Panarese e il Premio Donna fra le stelle

Un momento particolarmente significativo è stato quello dedicato ai riconoscimenti, che hanno celebrato tanto l’eccellenza scientifica quanto la capacità di comunicare la scienza.

Tra questi, la terza edizione del Premio Nazionale Rossella Panarese per la divulgazione scientifica spaziale, istituito nel 2024 in memoria della giornalista e ideatrice di Radio3 Scienza, che ha contribuito in maniera determinante a rendere la scienza una presenza stabile e riconoscibile nel panorama radiofonico italiano.

Il premio, presieduto da Paolo Conte, ha riconosciuto quest’anno il lavoro di Laura Paganini e Ilaria Ferrari, vincitrici della categoria Podcast, e di Silvia Pagnoscin, premiata per la categoria Video.

Un riconoscimento che mantiene vivo il ricordo di Rossella Panarese e, allo stesso tempo, incoraggia nuove forme di narrazione scientifica, capaci di raggiungere pubblici differenti attraverso linguaggi contemporanei.

Grande rilievo ha avuto anche la consegna del Premio Donna fra le stelle a Marica Branchesi, astrofisica di fama internazionale, tra le protagoniste dell’astronomia multimessaggera e impegnata nel progetto Einstein Telescope. Il riconoscimento, consegnato durante la seconda giornata, ha offerto l’occasione per un’intervista realizzata da Frida Paolella, nella quale Branchesi ha affrontato il tema delle disparità di genere nella ricerca scientifica e delle sfide che ancora attendono le donne nelle posizioni decisionali.

Un ulteriore riconoscimento, il Premio Cambiare, è stato conferito a Patrizia Caraveo per il suo impegno scientifico e culturale.

Un festival che parla soprattutto alle nuove generazioni

Il bilancio delle due giornate è positivo, anche considerando le difficoltà legate al clima di agitazione che ha interessato Padova durante il periodo della manifestazione.

A confermare il valore della formula scelta dagli organizzatori è stata soprattutto la presenza dei giovani studenti, destinatari privilegiati di un messaggio che va oltre il semplice incoraggiamento a scegliere una carriera scientifica.

Ascoltare le testimonianze di donne che operano quotidianamente nella Space Economy significa entrare in contatto con professioniste che, prima ancora di rappresentare esempi di successo femminile, raccontano cosa significhi lavorare in un settore in continua trasformazione.

Dalle loro esperienze è emerso un elemento comune: la necessità di coltivare una visione, di avere ambizione e tenacia, ma anche il coraggio di sostenere idee nuove in un ambiente nel quale le regole non sono sempre già scritte e l’innovazione richiede spesso di immaginare soluzioni ancora inesplorate.

È un messaggio rivolto alle ragazze, certamente, ma anche ai ragazzi, alle famiglie e a tutti coloro che guardano alla scienza come a uno strumento per costruire il futuro.

E mentre si chiude l’edizione padovana, lo sguardo è già rivolto a Torino, dove nel 2027 il festival proseguirà il proprio percorso itinerante con una nuova edizione ospitata da ALTEC.

Le voci dei protagonisti

Dante Fortunato: «Abbiamo raggiunto i nostri obiettivi, ma ogni anno cerchiamo di spostarli un po’ più avanti»

Il bilancio dell’organizzazione

A tracciare un bilancio dell’edizione padovana è Dante Fortunato, fondatore di Donne fra le stelle e presidente facente funzioni dell’associazione, che ha seguito da vicino l’organizzazione della manifestazione, diventando un riferimento costante per relatrici, ospiti e partecipanti.

Per Fortunato, il festival ha ormai raggiunto una dimensione nazionale, grazie alla partecipazione di scienziate provenienti da diversi settori della ricerca e dell’industria aerospaziale: astrofisiche, astronome, ingegnere e professioniste che occupano ruoli di responsabilità nelle principali organizzazioni del settore.

«Il festival è diventato un appuntamento importantissimo nel panorama aerospaziale italiano, capace di valorizzare il contributo femminile sia nella ricerca sia nell’industria. Abbiamo raggiunto quelli che erano i nostri obiettivi, anche se naturalmente cerchiamo ogni anno di spostarli un po’ più avanti».

Non sono mancati gli imprevisti, tra cui alcune assenze dovute a problemi di salute, ma l’organizzazione è riuscita a rimodulare il programma, assicurando continuità alle sessioni e mantenendo elevato il livello degli interventi.

Tra i risultati più significativi Fortunato ricorda anche la crescente affermazione del Premio Rossella Panarese, giunto alla sua terza edizione e dedicato alla divulgazione scientifica spaziale.

«Il premio sta ottenendo ogni anno maggiore visibilità e interesse, anche da parte di divulgatori che svolgono questa attività professionalmente. Ricevere candidature di alto livello ci rende particolarmente orgogliosi, perché significa continuare a portare avanti nel migliore dei modi la memoria di Rossella».

I lavori premiati rappresentano un ulteriore strumento per diffondere la cultura scientifica e sono disponibili attraverso i canali digitali della manifestazione.

Il successo dell’edizione padovana conferma dunque la validità di una formula che unisce competenze scientifiche, testimonianze personali e dialogo con il pubblico, creando occasioni di confronto che difficilmente potrebbero trovare spazio in contesti più strettamente specialistici.

Annamaria Nassisi: «A Torino racconteremo il grande sogno di tornare sulla Luna»

La presidente del festival presenta la prossima edizione

Se Padova ha rappresentato il punto di partenza della nuova formula itinerante, Torino sarà la prossima tappa di Donne fra le stelle. Nel 2027 il festival approderà infatti presso la sede di ALTEC, Aerospace Logistics Technology Engineering Company, uno dei centri italiani di eccellenza per le attività di supporto alle missioni spaziali.

A raccontare le prospettive della manifestazione è Annamaria Nassisi, presidente del festival e tra le sue principali promotrici, che, pur non avendo potuto partecipare in presenza all’edizione padovana, ne ha seguito da remoto lo svolgimento.

«Il festival nasce con l’idea di essere itinerante, di avvicinarsi sempre di più al territorio per portare il nostro messaggio: stimolare i giovani alla scelta delle discipline STEM, ma soprattutto infondere nelle ragazze la sicurezza che nulla è proibito e che non esistono limiti per le donne».

La scelta di Torino non è casuale. Il Piemonte rappresenta uno dei principali poli italiani dell’industria aerospaziale e ALTEC costituisce un punto di riferimento per le attività legate all’esplorazione umana e robotica dello spazio.

«Saremo presso la sede di ALTEC, in una regione che è la culla dell’esplorazione. Il grande sogno che stiamo vivendo in questo periodo è quello di ritornare sulla Luna e, successivamente, andare su Marte».

L’esplorazione lunare e marziana costituirà dunque uno dei temi centrali della prossima edizione, che manterrà tuttavia un’impostazione multidisciplinare, coinvolgendo scienziate, ricercatrici, manager e professioniste dell’industria spaziale.

«Affronteremo tantissimi temi, non soltanto quelli relativi all’esplorazione. Ospiteremo anche altre iniziative e ci saranno tante novità da scoprire».

Nassisi sottolinea inoltre come il festival, nonostante il nome, non sia pensato esclusivamente per un pubblico femminile. La scelta di affidare prevalentemente alle donne il racconto della ricerca e dell’innovazione risponde alla volontà di valorizzarne il contributo professionale, senza limitare la platea dei destinatari.

«Molte volte, dal titolo Donne fra le stelle, si pensa che sia qualcosa dedicato unicamente alle donne. In realtà, le nostre relatrici raccontano le attività che svolgono quotidianamente a un pubblico generico, molto più vasto».

L’obiettivo è coinvolgere non soltanto studenti e studentesse, ma anche famiglie e generazioni differenti, affinché il messaggio del festival possa raggiungere i giovani attraverso una rete più ampia di persone.

Un progetto destinato a crescere, quindi, che proseguirà con nuove iniziative e con un programma in continua evoluzione, aggiornato attraverso il sito ufficiale del festival.

Marica Branchesi: «Le donne devono arrivare anche ai vertici, dove si decide la scienza»

Intervista di Frida Paolella · Festival Donne fra le stelle, Padova

Tra i momenti più significativi della manifestazione, la consegna del premio Donna fra le stelle all’astrofisica Marica Branchesi, protagonista della ricerca internazionale nel campo dell’astronomia multimessaggera. Il riconoscimento le è stato conferito sabato, durante la seconda giornata del festival. A margine della premiazione, Frida Paolella l’ha intervistata per approfondire il significato del premio, il ruolo delle donne nella ricerca e le prospettive dell’Einstein Telescope.

Frida Paolella — Professoressa Branchesi, un ulteriore riconoscimento per i suoi studi di astrofisica, apprezzati a livello mondiale. Che significato ha per lei questo premio?

Marica Branchesi — «È stato molto emozionante riceverlo e ne sono davvero onorata. Mi è piaciuto soprattutto il fatto che non sia legato soltanto ai meriti scientifici, ma anche a quello che cerco di fare parlando ai giovani e alle ragazze: far capire quanto sia bello questo lavoro e quanto abbiamo veramente bisogno del contributo di tutti».

Frida Paolella — Quali stereotipi di genere ha visto abbattere in questi anni e quali, purtroppo, resistono ancora?

Marica Branchesi — «Oggi vedo tantissime ragazze che intraprendono la carriera scientifica, molte delle quali lavorano con me come dottorande. Il problema emerge quando si sale verso le posizioni di maggiore responsabilità: il numero delle donne diminuisce e mi ritrovo spesso da sola ai tavoli decisionali. Credo che questa sia una delle sfide più importanti: le donne devono raggiungere anche i vertici, dove si decide il futuro della scienza.

Esistono ancora stereotipi profondamente radicati nella società. Mi è capitato, per esempio, di essere presentata come “il professor Marica Branchesi”, quasi che il ruolo di professore fosse automaticamente associato a un uomo.

Un altro esempio riguarda le interviste: spesso mi viene chiesto come riesca a conciliare l’essere mamma con il lavoro di scienziata, mentre al mio compagno questa domanda non viene mai posta. Sono piccoli segnali di pregiudizi culturali che dobbiamo ancora superare».

Frida Paolella — Ha parlato di tavoli decisionali. A quali importanti tavoli la vedremo impegnata prossimamente?

Marica Branchesi — «Sto lavorando al progetto Einstein Telescope, affinché venga realizzato in Europa e, soprattutto, per sostenere la candidatura italiana. Speriamo arrivino notizie positive almeno sulla configurazione dell’osservatorio. Auspichiamo che venga scelta quella a due strutture a L, che dal punto di vista scientifico offre i risultati migliori. Se verrà adottata questa soluzione, sappiamo che una delle due strutture sarà realizzata in Italia».

Frida Paolella — Quindi un piccolo CERN in Italia?

Marica Branchesi — «Un piccolo CERN in Italia!»

Incrociamo le dita. In bocca al lupo e grazie, professoressa!

La galleria fotografia è disponibile QUI